Il tagliatore di diamanti

19.90

Con una combinazione davvero unica di saggezza antica e contemporanea, l’autore dimostra in modo concreto che in qualsiasi attività umana non deve necessariamente esistere un conflitto tra il successo, il denaro e il comportamento etico.

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  • Descrizione

    Autore: Geshe Michael Roach. Pagine: 250.

    Ispirandosi all’antico testo “Il tagliatore di diamanti”, che riporta una conversazione fra il Buddha e il suo discepolo Subhuti, il libro presenta ai lettori, originali e inedite strategie per raggiungere il successo nel lavoro e nella vita. Con una combinazione davvero unica di saggezza antica e contemporanea, l’autore dimostra in modo concreto che in qualsiasi attività umana non deve necessariamente esistere un conflitto tra il successo, il denaro e il comportamento etico.

    Nei diciassette anni compresi tra il 1981 e il 1998 Michael Roach, lavora presso la Andin International Diamond Corporation, un’azienda avviata con un prestito di cinquantamila dollari e qualche dipendente. Nello stesso periodo Roach conduce una doppia vita: dopo la laurea a Princeton, ha intrapreso un percorso di conoscenza dell’antica saggezza tibetana, che culmina dopo vent’anni, nel 1995, quando il primo americano a meritare il titolo di “Geshe”, ossia maestro di insegnamenti buddisti. Fù il suo maestro a incoraggiarlo a trovare un impiego in un’indaffarata azienda americana, per mettere alla prova nel mondo reale gli antichi principi. Roach sceglie il settore dei diamanti e inizia la gavetta presso la Andin International, come fattorino. In questo volume racconta come ha messo in piedi la Divisione Diamanti della compagnia, come ne diventato vicepresidente, illustrando i principi cui si ispirato. In primo luogo bisogna fare soldi, ma in maniera pulita. In questo modo il successo è compatibile con la vita spirituale, anzi ne diventa parte integrante. In secondo luogo l’attività di creare ricchezza non deve esaurire il corpo e la mente: un uomo d’affari che si rovina la salute con il lavoro, vanifica lo scopo stesso del suo lavoro. Il terzo principio è che, alla fine della vita lavorativa, occorre poter riconoscere che nel lavoro e nella vita ci si è comportati in un modo significativo, che ha lasciato un buon segno nel mondo.

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